31° Edizione Aosta Classica
Teatro Giacosa
03/08/2026 21:15
Data e ora: 03/08/2026 21:15
Location: Aosta, Teatro Giacosa
Autore: Orchestra Giovanile Italiana
Titolo: Vienna: Mozart e Beethoven
Lunedì 3 agosto - ore 21,15 Teatro Giacosa di Aosta
Orchestra Giovanile Italiana
Direttore e solista Alexander Lonquich
Ludwig van Beethoven Beethoven (1770-1827)
Ouverture Coriolano in do minore, op. 62
Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1991)
Concerto per pianoforte e orchestra n. 20 in re minore K. 466
1 - Allegro
2 - Romanza
3 - Rondò
Ludwig van Beethoven Beethoven (1770-1827)
Sinfonia n. 7 in la maggiore op. 92
1 – Poco sostenuto
2 - Allegretto
3 - Presto
4 – Allegro con Brio
Il rapporto di Beethoven con l’opera è a dir poco controverso. Basterebbe partire dal raffronto fra la quantità di opere che ha scritto Mozart – l’aggettivo “svariate” rende l’immagine fino ad un certo punto – e quelle partorite dal genio nato a Bonn – un’opera e una sola.
Da un punto di vista numerico il genio di Salisburgo vince quindi la partita a tavolino senza nemmeno mettere la palla al centro.
Abbiamo appena scritto che basterebbe questo raffronto, ma non è così e in realtà la questione è un po’ più articolata di quanto possa apparire: il fatto è che non è solo un problema di prolificità in sé e per sé, ma il cuore di tutto è l’approccio. Se Mozart poteva passare da Tito a Figaro, Don Giovanni e Papageno senza battere ciglio è perché lui era fatto così, un bulimico della musica che poteva trattare qualsiasi cosa alla pari, l’importante era lo spartito, le note sul pentagramma così come quelle che stanno sopra e sotto le cinque lineette.
Beethoven non era fatto così, ma soprattutto non era nato così.
Per quanto corrano solo 14 anni di differenza fra i due, intorno a loro c’è un mondo che sta cambiando visceralmente, dalle fondamenta. Quando gli propongono storie che raccontano di Medea, Alcesti o Edipo, Ludwig non sbadiglia solo per educazione; quando gli sottopongono libretti in italiano non sa che farsene considerato che lui pensa in tedesco: il concetto di nazione si è fatto prepotentemente strada nei 14 anni che separano il 1756 dal 1770 e lui ci crede fermamente. Ragiona e parla in tedesco e, se proprio deve scrivere un’opera, dovrà essere in tedesco.
Così nasce il Fidelio e poco importa se il caso vuole che si inserisca in un filone musicale francese di fine settecento, la “pièce à sauvetage”, e che il soggetto stesso sia tratto da un’opera di un drammaturgo francese, Jean-Nicolas Bouilly. Il Fidelio resta e suona come l’opera più tedesca mai scritta, prima di Wagner.
Così come è controverso il rapporto con l’opera, in Beethoven è altrettanto spigoloso il tema delle Ouverture. In questo senso egli è decisamente più prolifico. Il Fidelio ne conta la bellezza di quattro: rigorosamente numerate le prime - Leonore 1, 2 e 3 - molto semplicemente chiamata Ouverture del Fidelio la quarta.
Il Coriolano è invece una partitura scritta per un’opera non sua (l’autore era Heinrich Joseph von Collin, compositore austriaco quasi coetaneo di Beethoven) che nelle intenzioni dell’autore non doveva nemmeno essere eseguita prima del dramma ma a metà rappresentazione e che in Italia – lo scriviamo esclusivamente per dovere di cronaca - ha avuto ampia diffusione negli anni Settanta grazie alla pubblicità di un amaro che andava in onda durante Carosello, il che può dire molto sia sull’influenza della televisione nelle case degli italiani che hanno avuto notizia dell’esistenza del Coriolano contemporaneamente a quella di un liquore olandese sia sulla modalità di apprendimento nel Bel Paese, dal boom economico in poi.
Anche Coriolano, per quanto tratti di una tematica classica, è frutto dell’ammirazione di Beethoven per William Shakespeare ancor prima che per Plutarco ed è il racconto di un uomo preda e vittima delle sue passioni.
Il dramma del Coriolano è ispirato alla leggenda dell'eroe Gaio Marcio, soprannominato Coriolano per aver espugnato l'antichissima città dei Volsci, offrendo loro collaborazione per combattere contro i romani. A questo punto la moglie Volumnia e la madre Veturia lo supplicano di non tradire la patria ed egli, combattuto fra il sentimento dell'onore e quello della vendetta, viene assassinato dai Volsci. Così finisce la vicenda nella tragedia inglese; la versione di Collin termina invece con il suicidio di Coriolano e non stupisce la scelta drammaturgica in un contesto romantico come quello in cui si inserisce la partitura che è del 1807.
Coriolano nella versione austriaca termina la sua esistenza esattamente come il Werther di Goethe o l’Ortis di Foscolo, vittime anzitutto di sé stesse. A chi scrive non pare un caso.
“Una volta presa la decisione di stabilirsi a Vienna come libero compositore, Mozart giocò subito come carta più alta i Concerti per pianoforte e orchestra: il genere tirava a meraviglia, il pianoforte stava diventando lo strumento del secolo” (G. Pestelli, Gli immortali, Einaudi 2004).
Assumendo il principio che il Coriolano funga da “Ouverture” di tutto il concerto di questa serata, il viaggio musicale comincia con questo Concerto per pianoforte, una delle composizioni mozartiane più conosciute e drammatiche, data anche la tonalità di base scelta, re minore, utilizzata sia nel Requiem che nel Don Giovanni.
Considerando che ci stiamo muovendo in un luogo sonoro “amico” e conosciuto, possiamo goderci l’itinerario che Mozart ci propone e che Alexander Lonquich realizza insieme all’OGI, ponendo attenzione ad alcuni aspetti pregnanti del viaggio sonoro.
Il nostro percorso inizia con un “concitato” primo tema seguito da un secondo ambiente sonoro di carattere cantabile. Al centro del Concerto compare la famosissima “Romanza” che inizia col solo pianoforte: delicatissimo momento, interrotto a metà da un agitato sviluppo drammatico. L’alternanza degli ambienti sonori che rimbalzano tra orchestra e pianoforte ci cullano come se stessimo oscillando su un’altalena sonora: la drammaticità del linguaggio mozartiano si allenta, poco prima della fine del Concerto, con l’introduzione di un finale “a sorpresa” (in re maggiore!).
Il nostro cammino prosegue con un tuffo nei ritmi, nei movimenti cadenzati: la sinfonia n. 7 di Beethoven fu definita da Richard Wagner “apoteosi della danza”. Già nel primo movimento possiamo confrontarci con la potenza di vigorose danze all’aria aperta: corpi robusti che trascinano nel loro vortice i sentimenti e le passioni umane.
Il passo danzante si incammina poi dentro quell'Allegretto descritto da Abbado come "uno dei brani di Beethoven più perfetti nella forma": l’ambiente sonoro, per il repentino passaggio dal la maggiore al la minore, si trasforma in un paesaggio mesto, elegiaco: sopra un impulso ritmico facilmente assimilabile da tutto il nostro corpo, si stende una melodia sempre uguale e ripetitiva, che, partendo da toni gravi, si innalza verso un cielo più lieto, un cielo capace di incidere il nostro vedere, di entrarci dentro con suoni sconosciuti e indelebili …
… per poi realizzare il terzo movimento, Presto, una danza che è ancora un “inno alla gioia”, e la corsa conclusiva dell'Allegro con brio, quarto movimento, uno dei finali più spumeggianti di Beethoven.
VIOLINI
VIOLA MATTEOLI ** °
BEATRICE CHIAVACCI **
RUBEN HAVE *
MIMÌ BIAGGI
MICHELANGIOLO CHIAVACCI
FEDERICO DI BARI
ENRICO FARSETTI
GABRIELE GARDINI
GIULIA ELETTRA GENOVESE
ENRICO LUCCHETTI
NOEMI MACULAN
ARIANNA MAIDA
MARCO PERUZZA
EMMA RODELLA
FEDERICO ROSSI
GIACOMO VALENTINI
EMILY ZATTINI
VIOLE
TOMMASO LEONI *
MARTINA TREVISAN *
BENEDETTA SANTELLI
SOFIA PERNICIARO
ADRIANA PERNARELLA
VIOLONCELLI
LEONARDO VOLTAN *
FILIPPO TORRITI *
ALLEGRA BRITTON
VITTORIO LANZI
CONTRABBASSI
VALERIA GIOVANNINI*
EMANUELE TAGLIANI
SIMONE ORTOLANI Aggiunto
FLAUTI
MADDALENA LANFRANCO *
MICOL ZAMBIANCHI
OBOI
PIETRO CARLOTTA*
ALESSANDRO MASTRANGELO *
CLARINETTI
ANDREA PONGILUPPI*
SIMONE SAGLIOCCO*
FAGOTTI
ALESSANDRO FRANCESCO MARINO *
FRANCESCO PEGAZZANO *
CORNI
GIACOMO RICCUCCI *
TOMMY CUSINI
TROMBE
FRANCESCO GIUFFRE’ *
MASSIMILIANO ZENATO *
TIMPANI
ALESSANDRO GERLO
legenda
** Primo violino di spalla
* Prima parte
° Concertino
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Aosta Classica è nata nel 1996, come festival delle produzioni estive dell'Orchestra Giovanile Italiana, una delle costole dell'attività assai prolifica della Scuola di Musica di Fiesole. A partire dalla sua terza edizione, il festival ha dato spazio a tutti i generi musicali – non solo classica, ma anche jazz, canzone d'autore e popolare, blues e rock – cercando di connotarsi per una programmazione di qualità.
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